lunes, mayo 29, 2006

Quanta strada nei miei sandali... quanta ne avrà fatto Bartali...


Tra la coda di polemiche di un Giro d'Italia appena concluso e i sogni, i desideri proiettati verso il Tour de France, in questo maggio caldo e umido gli amanti del ciclismo hanno riiniziato a sognare.
Quando ero piccolo passavo lunghi pomeriggi in braccio a mio nonno, rapito da quelle storie che solo lui sapeva raccontare così bene. Verso primavera, quando la voce di Adriano DeZan faceva il suo ingresso nelle case della gente, guardavamo insieme la tappa del Giro, e lui mi parlava spesso di Coppi e Bartali.
Già, Coppi e Bartali, l'Italia del dopoguerra sintetizzata in due figure così umane e sacrali allo stesso tempo, l'Italia sportiva, quella che vince all'estero, con i suoi vizi e le sue virtù, matrimonio e adulterio, religione e marxismo, DC e PCI, Coppi e Bartali, appunto.
Coppi, senza dubbio il più forte dei due, ma anche il più triste. Quel corpo così sgraziato, orrendo in posizione eretta, le gambe lunghissime, il busto corto e la cassa toracica capiente in maniera abnorme, perfetto per incastrarsi nella bicicletta Bianchi che lo accompagnava in ogni suo viaggio. Un uomo solo al comando, troppo solo forse.
Bartali non aveva le stesse doti fisiche, ma possedeva un carattere tremendo: orgoglioso, cocciuto e ambizioso come solo un toscanaccio poteva esserlo, l'unico a vincere il tour a 10 anni di distanza. Correva il 1948, l'anno della Costituzione, l'anno dell'attentato a Togliatti, dell'Italia comunista che scende in piazza e prepara la rivoluzione, dell'Italia distratta e riappacificata da Gino in maglia gialla a Parigi.
Quelli della mia generazione (i quasi 30enni di adesso) sono cresciuti seguendo un ciclismo senza dubbio diverso, molto meno mitico, a colori e con le strade asfaltate, con le ammiraglie al seguito dei ciclisti, non più costretti ad infilarsi i tubolari a tracolla. Eppure questo è uno sport che, col passare degli anni, riesce a mantenere quel fascino di allora quasi inalterato, un mix di fatica, disperazione ed eroismo che solo un ciclista in salita riesce ad esprimere. Certo, le biciclette oggi sono molto più leggere e dotate di rapporti specifici; nelle borracce non c'è della semplice acqua, ma bevande energizzanti; gli atleti corrono muniti di cardiofrequenzimetri e radioline con le quali comunicano col direttore sportivo, conoscono i distacchi, ricevono istruzioni.
Le montagne, tuttavia, sono sempre le stesse: il Gavia, 16 km con pendenze sino al 16%; il Mortirolo, una delle salite più dure d'Europa, con punte sino al 18%; l'Alpe d'Huez, con i suoi 21 tornanti, un pezzo di storia in ogni curva.
Un ciclismo diverso, dicevo. Bugno, il suo Giro d'Italia del 1990, maglia rosa dalla prima all'ultima tappa, e i 2 campionati del mondo. El Diablo Chiappucci, una vita in fuga, sui pedali appena la strada saliva, tanti podi e nessuna vittoria. E, chiaramente, Miguel Indurain, dominatore incontrastato per 5 anni, l'uomo immagine del ciclismo moderno, quello pragmatico, studiato a tavolino e, per questo, probabilmente meno bello. Un impero, il suo, costruito a suon di cronometro vinte con distacchi abissali sugli avversari, e con grandi prove di resistenza agli attacchi in salita. Il gentleman del ciclismo, l'anti-cannibale per eccellenza, puntava alla classifica finale, lasciava sempre la vittoria ai compagni di fuga, non aveva nemici in gruppo. Una roccia, insomma, fatta di muscoli, buonsenso e cronometro alla mano, poco bello da vedere però, prevedibile in ogni sua tappa, metodico e abitudinario sino alla fine della sua carriera.
E' durante il regno di Indurain che i tifosi italiani imparano a conoscere quello che di lì a pochi anni diventerà croce e delezia del ciclismo italiano, Marco Pantani. Tante, troppe cose sono state scritte sul Pirata, il doping, la dipendenza dalla cocaina, quel suo carattere debole e vulnerabile davanti agli ostacoli della vita di tutti i giorni. A me piace ricordarlo sui pedali, ad Oropa, il 30 maggio del 1999, ultimi chilometri di una tappa durissima con arrivo in salita: a Pantani salta la catena, rimane attardato, si scompone, ma poco a poco rinizia a macinare asfalto e con un'unico, interminabile scatto lungo 6000 metri supera una cinquantina di corridori e arriva da solo al traguardo. Sei giorni dopo, a Madonna di Campiglio, l'ingresso in quel tunnel dal quale non riuscirà più a vedere la luce, un cono buio che, oltre al corridore, inghiotte l'intero ciclismo e una generazione di tifosi cresciuta intorno a pantani e a quei colori che lo hanno accompagnato nell'anno più bello della sua vita: il rosa e il giallo.
Il Giro di quest'anno ha fatto risplendere di nuovi sprazzi di luce le strade italiane, soprattutto ha ridato gioia e passione ai tanti amanti delle due ruote. Ivan Basso ha fatto riappacificare un pò tutti gli italiani col ciclismo; un corridore completo, che va forte a cronometro e stacca gli avversari in salita, a volte cannibale e a volte gentleman, timido e di poche parole davanti ai giornalisti, una macchina da guerra in corsa per costanza e abnegazione.
Aspettiamo il tour con serena trepidazione, nella speranza che, dopo tanti anni, "i francesi tornino a incazzarsi".
«Vado così forte in salita per abbreviare la mia agonia» Marco Pantani

sábado, mayo 27, 2006

Losing my religion...(2)



Articolo estratto da www.megachip.info del 21/5/06:

"Che simpatica iniziativa quella messa in atto oggi a Ceccano, nel frusinate, da due esponenti locali della Casa delle Libertà. Stefano Gizzi di Alleanza Nazionale e Massimo Ruspantini della Democrazia Cristiana - al grido "Gesù Cristo nostra unica Via, Verità e Vita" - hanno dato fuoco in pubblica piazza ad alcune copie del libro "Il codice da vinci", giudicato blasfemo (pardon, "due volte blasfemo") dai due novelli piromani. Per la serie: bentornati nel Medioevo (per non scomodare i nazisti, che com'è noto amavano parecchio l'odore della carta bruciata)".

Commentare tuto ciò, e soprattutto cercare di farlo con un certo grado di serietà, mi pare oggettivamente impresa ardua. Allo stesso tempo credo sia il caso di farlo, o quantomeno di provarci...

Quello che è successo a Ceccano è la chiara manifestazione di cosa può accadere nel momento in cui religione e politica vanno a braccetto...i passaggi son pochi, immediati e consequenziali...

  1. Il bipolarismo esaspera il dibattito politico, emerge una lettura dei fenomeni di tipo manicheo, così che bene e male, al pari dei due schieramenti, si fronteggiano senza alcuna possibilità di dialogo tra le due dimensioni;
  2. La presenza nell'Unione dei "mangiabambini" comunisti, atei e ancor peggio marxisti, determina l'automatica investitura della CDL quale "partito confessore" nonchè "egida" a difesa del mondo cattolico (e soprattutto delle sue richieste politiche, vedi abolizione dell'ICI per i beni immobili ecclesiastici presente nell'ultima finanziaria tremontiana);
  3. L'appiattimento è così devastante che passa sotto silenzio il fatto che gran parte del centrosinistra (Margherita ed Udeur) voti contro o si astenga al referendum sulla procreazione assistita (posizione sostenuta dalla CEI e, chiaramente, da tutto il centrodestra);
  4. In campagna elettorale, in mancanza di argomenti programmatici sufficientemente populistici (a parte le tasse, ovviamente), la CDL invoca il voto cattolico dipingendo il centrosinistra come la "società del male", dominata da gay con la gonna, che usano il preservativo, si fumano le canne e magari si vogliono pure sposare;
  5. Esce nelle sale il Codice da Vinci, film tratto da un libro giallo che troppi continuano a chiamare romanzo. Il libro agisce sulla gente nello stesso modo in cui ha operato la chiesa per secoli: sfrutta l'ignoranza del popolo per diffondere un'immagine distorta, illusoria e tendenziosa della storia dell'umanità, allo scopo di trarne benefici di vario genere (soprattutto economici e di immagine);
  6. La chiesa, capitanata da Mr. CEI, Sua Eminenz Cardinal e quant'altro Camillo Ruini, reagisce con fermezza e intransigenza. Del Codice si parla addirittura durante la Via Crucis (in diretta Rai...furbetti..!!), il messaggio per i fedeli è uno e uno solo: "non leggete il libro, non andate a vedere il film!!!";
  7. I vari Vespa e Mentana iniziano a dedicare al fenomeno il "dovuto" spazio, invitando il fior fiore dei professori di teologia, che passano intere serate a spiegarci (temo invano, visti i risultati dei botteghini) quanto male possano arrecare alle nostre coscienze Dan Brown e Ron Howard (il regista del film...Richie Cunningham di Happy Days....ve lo immaginate portavoce del demonio...???);
  8. Porta a Porta e Matrix hanno il brutto vizio di invitare sempre un buon numero di politici, a prescindere dall'argomento della puntata...così troviamo LaRussa a parlare con Vissani dell'abbacchio bollito, o DiPietro a giudicare il calendario di Max e le tette di Giorgia Palmas (per queste cose usare il congiuntivo non serve, vero Tonino???)...e perchè no, Buttiglione a partare del Codice da Vinci, o meglio, a difendere le idee della chiesa unendosi al coro dei "censuratori" senza scrupoli;
  9. L'immedesimazione partitica (o di coalizione, fate voi) scatta subito, e così due simil-politicanti destrorsi, cattolici quanto egocentrici, decidono di aderire all'ideale partitico (cioè della parte politica che, generosamente, li ospita) schierandosi al fianco della chiesa e bruciando un libro in piazza, con la conseguenza di ricevere dei pomodori in faccia da parte di coloro i quali avevano organizzato una contro-manifestazione.

In conclusione, invito tutti a dare uno sguardo al "De Monarchia", scritto da un certo Dante Alighieri. In questo trattato l'autore espone le proprie convinzioni politiche e sostiene che il potere politico e il potere religioso sono indipendenti l’un dall’altro.

Dante scriveva nel 1310....sono passati 700 anni....ma qualcuno ancora non l'ha capito.....

lunes, mayo 22, 2006

Losing my religion.....



Mi sforzo, giuro che mi sforzo, ma proprio non capisco........

L'ingerenza della chiesa cattolica romana sulla società civile italiana inizia ad assumere i connotati di un vero e proprio golpe ideologico, una presunzione di verità legittimata dalla (a parer loro) superiorità etica delle teorie ecclesiastiche. O meglio, delle teorie di cui Ruini, il deus ex machina della CEI si fa portavoce, spesso non condivise da larghi settori del "popolo di dio", comprese molte delle chiese che operano in giro per il mondo (vedi il Sudamerica, con la sua "dottrina della liberazione" osteggiata dallo stesso Wojtyla).
Che la chiesa in Italia abbia sempre avuto una forte influenza, non solo mass-mediatica ma soprattutto politica, è cosa ben nota, non lo scopriamo certo oggi. Tutti i presidenti della repubblica, fatta forse eccezione per il solo Napolitano, hanno dovuto ottenere il placet del vaticano per poter essere eletti.
Ciò che sconvolge, oggi, è la possibilità che il portato politico dello chiesa cattolica diventi parte integrante, sino a fagocitarlo, del piano programmatico non di un singolo partito (la DC della prima repubblica), ma di un intero schieramento (la CDL, o il partito dei moderati, come credo si chiameranno tra qualche anno). In una logica di scontro elettorale, ormai irrimediabilmente diretta verso prospettive di tipo bipolare (con il conseguente appiattimento dell'eterogeneità e della rappresentatività dei singoli partiti), si rischierebbe seriamente di banalizzare il confronto su un piano etico-religioso che, come ben insegna la storia del nostro paese, è assolutamente trasversale. Non circoscrivibile, dunque, all'interno degli angusti alvei che ospitano le problematiche politiche odierne.
L'ortodossia della popolazione italiana in materia religiosa, almeno negli ultimi anni, ha subito un deciso ridimensionamento, sino a sfiorare, in molti casi, lo sconfinamento nella pura superstizione (un servizio delle Iene, la settimana scorsa, mostrava un particolare tipo di liturgia, in cui la statua di un santo veniva ricoperta di vipere....!!!!).
Con questo, nessuno vuole ridurre gli spazi di libertà della popolazione cattolica italiana, tutt'altro (quanto mi fa sentire meglio vederli all'opera....), solo non è possibile che una così sgangherata, eterogenea e spesso poco istruita orda di "pseudo-benpensanti" voglia imporre le proprie regole morali, sotto forma di leggi repubblicane, a tutto il resto della popolazione.
Non sono cattolico, ma sono contrario alla guerra in qualunque sua forma; gradirei vedere all'opera un sistema fiscale che riequilibri il divario tra poveri e ricchi; credo nella famiglia, intesa come gruppo umano che sceglie di condividere assieme le gioie e i dolori della vita, a prescindere da sesso, religione e gusti sessuali dei partecipanti; credo nel perdono, ma non in quello imposto con formule magiche da un padre confessore, semmai determinato dall'attiva opera di riinserimento sociale dei rei, all'interno dei canali prestabiliti dalla magistratura....
.....credo di essere molto più cattolico di tanti cattolici......

sábado, mayo 20, 2006

Ci hanno portato via anche il calcio...(2)

Cos'è il calcio.....?
Un businness, un affare sporco, arbitri corrotti, dirigenti senza scrupoli, giocatori dopati, scommesse clandestine, partite comprate, intercettazioni telefoniche....
Forse anche questo, lo ammetto, ma non solo....

Il calcio è Baresi in lacrime, consolato da Riva dopo la finale della coppa del mondo persa col Brasile;
è Ronaldinho che balla davanti alla difesa del Chelsea prima di insaccare da fuori area con un tocco di punta;
Berti, che fa gol correndo per 80 metri palla al piede nel pantano dell''Olympiastadion di Monaco;
Baggio, che con la maglia della Fiorentina accarezza la palla e, finta dopo finta, ipnotizza tutta la difesa del Napoli;
Bebeto, che dopo il gol mima il "cullare" di un neonato, per celebrare la recente nascita del figlio;
Mazzola, in bianco e nero, che al Prater di Vienna spazza via il Real Madrid di Puskas e DiStefano;
i gol "alla Del Piero", a giro, sul secondo palo, col portiere immobile e incolpevole;
l'Olanda di Johan Cruijff, il suo gioco totale che ha cambiato il calcio, due volte seconda ai mondiali e sempre bellissima;
le punizioni di Platini dal limite dell'area, a giro, di collo, sul primo palo, comunque sempre in rete;
gli occhi di Schillaci a Italia '90, quei gol che sembravano arrivare per caso, un unico carosello per tutto il Paese, anche dopo quella stramaledetta semifinale;
il calcio è Italia-Germania 4 a 3, la sintesi estrema dell'unico significato che il gioco dovrebbe avere, ovvero "buttarla dentro";
il gol di Savicevic in finale di coppa campioni col Barcellona ad Atene, un pallonetto che Zubizarreta ancora si sogna, nei suoi incubi più feroci;
nel compilare questo elenco ho cercato di adeguarmi, per quanto possibile, alle direttive della par condicio, dimenticando, quindi, la mia fede calcistica; tuttavia, sono sicuro di aver dimenticato qualcuno, e ne chiedo venia, ben lieto di aggiornare la lista in ogni momento, ed accogliere, quindi, tutti i suggerimenti che dovessero pervenire;
vorrei chiudere, concedetemelo, con un'immagine che credo possa rappresentare a pieno titolo il manifesto di questo sport, almeno per noi italiani, per quelli della mia generazione, orfani di successi internazionali da tanti, troppi anni:
Marco Tardelli, un sinistro da fuori area che si infila nell'angolino alla sinistra del portiere, una corsa, un urlo, un viso sfigurato dalla gioia, i clacson che suonano per strada, un telecronista oggi compianto che ripete per tre volte quella formula che qui, per ovvie ragioni scaramantiche, non è possibile trascrivere.


Questo è il calcio.....

jueves, mayo 18, 2006

Ci hanno portato via anche il calcio....


L'Italia è sempre stata la patria del calcio, con i suoi 58 milioni di allenatori della nazionale.
Il paese delle formazioni discusse al bar, delle moviole la domenica sera, del fantacalcio, del processo di biscardi al lunedì (e, per un breve periodo, dell'appello del martedì, trasmissione mediaset che forse non tutti ricordano, con maurizio mosca e il "mago" helenio herrera).
Il campionato più bello del mondo, scrivevano i cronisti di tutte le nazioni sino a pochi mesi fa, quello più ambito, il sogno che accarezza ogni bambino che, da piccolo, tira i primi calci alla sfera, magari in un vicolo dietro casa, nel parco, sul sagrato di una chiesa (nell'attesa che il parroco vada a sgridarlo...).
Ho sempre pensato che fosse molto difficile spiegare cosa si prova con una palla fra i piedi a qualcuno che non ha mai giocato...ci penso, mentre scrivo....forse è davvero impossibile...e si sfiora il ridicolo, me ne rendo conto, io stesso non accetterei un tale livello di drammatizzazione per qualsiasi altro aspetto (fatta forse eccezione per la politica...ma non ne sono poi tanto sicuro....).
Pensare a cosa ci si inventava a dieci anni.....le panchine della piazza, i cancelli delle case, due alberi, il semplice spazio tra due macchine parcheggiate....tutto diventava una porta, l'unica realtà esistente, il pensiero fisso, lo scopo di ogni sforzo, il fine ultimo. In barba a tutto il resto poi...gli inermi pedoni (spesso pure vecchi e malfermi...), i vetri delle abitazioni, i fari delle macchine...e le lotte coi vigili, come dimenticarle quelle...i figli dei vigili devono essere fortunatissimi, quanti palloni portano a casa i loro babbi...me lo chiedevo spesso, guardandomi intorno, furioso e rancoroso per il "furto" subito.
Passano i giorni, e con i giorni le stagioni....e dalla piazza si passa ad un campo vero, con le linee tracciate, le porte con la traversa, le bandierine, forse l'erbetta (ma questo solo per i più fortunati)...
E arrivano i primi gol, quelli veri, "quelli che" i compagni ti corrono dietro e ti sommergono di abbracci, ti buttano per terra, e tu non vedi niente, e soprattutto non capisci niente, cerchi solo di godertelo, e speri che la sera, prima di addormentarti, te lo ricorderai nel modo più realistico possibile.
Le maglie, le righe verticali, quel numero che ti accompagna per una stagione, le scarpette del colore del campo, "che non si lavano che porta male", l'odore stagnante degli spogliatoi, le docce, sempre in sciopero, "che se oggi scende l'acqua calda allora è proprio l'anno buono questo, che si vince il campionato".
Questo mi ricordo, a qualche anno di distanza, e son queste le cose a cui penso, spesso, quando vado allo stadio, quando guardo le partite in tv, magari solo quando mi fermo vicino a un campetto, e rimango immobile a fissare quella palla che rotola....
A molti farà ridere, immagino, e non li biasimo, ma è così che la vivo, e son convinto che qualcuno ha capito di cosa parlo.
Ridacetelo, e perfavore, in tempi brevi possibilemente.....

lunes, mayo 15, 2006

Dove eravamo rimasti.....

A scuola, mi ricordo, quando ci si assentava per tanto tempo, bisognava portare il certificato medico (credo dopo il quinto giorno o giù di lì....cmq...) e, insomma, come direbbero i latini, non c'erano cazzi...
La tecnologia, sfortunatamente, non è ancora in grado di fornire supporti così avanzati, dunque, ritengo, dovrete accontentarvi della mia versione dei fatti:
ebbene si, ero in vacanza, una lunga e a mio modo di vedere strameritata vacanza, iniziata venerdì 28 aprile e conclusa, ahimè, oggi, alle 15:05 quando l'aereo su cui mi trovavo, diretto da Firenze, è atterrato (immancabilmente in ritardo..) a Cagliari.
Ho sempre pensato fosse abbastanza noioso riempire un blog con i racconti di un viaggio che, alla fine, è speciale solo per chi ne è protagonista, a meno di non chiamarsi Luis Sepulveda, Ernesto Che Guevara o Jack Kerouac (Patagonia express, Latinoamericana, On the road....giusto per fare qualche esempio...o qualche consiglio per gli acquisti...).
Mi limiterò, dunque, a lasciare ai posteri le semplici tracce del mio passaggio...o meglio....qualche foto dei luoghi dove mi son attardato...con sommo piacere.



PORTO ERCOLE

TALAMONE


PORTO S. STEFANO


ALGHERO


Powered by Blogger