viernes, enero 25, 2008

Povera Italia..meritavi di più...


In momenti come questo il desiderio di produrre verità è molto forte...una sorta di brama di gridare al mondo come è andata, cosa è davvero successo, chi ha torto e chi ha ragione...
Ma non credo abbia molto senso...per la prossimità temporale dell’evento...per l’economia di un dibattito che, ad ogni modo, ci coinvolge tutti, volenti e nolenti...per onestà intellettuale, infine, perchè non posso illudermi di avere le idee chiare, di conoscere ricette salva-paese, di essere in grado di separare in maniera netta bene e male...
Meglio abbandonarsi a qualche riflessione sull’accaduto...come delle note a margine di un romanzo che non si è finito di leggere...di cui si aspetta il finale, ma senza troppa trepidazione, quasi per necessità di appagamento...voltare pagina, forse addirittura cambiare libro, autore...forse cambiare un’intera stagione.

Contraddizioni. Viviamo nell’epoca delle dicotomie, delle contrapposizioni radicali, degli schieramenti sempre in trincea...Destra e sinistra, post-comunisti e post-fascisti, cattolici e laici, anti-berlusconiani e anti-comunisti, maggioritaristi e proporzionalisti, filo-americani e anti-americani...
Non esistono più vie di mezzo...i cleavages culturali sono così netti da non ammettere posizioni mediane...scegliete, scegliete tutti e in fretta, se volete avere un nome, se volete avere una posizione, se volete esistere, se non volete essere messi da parte, dimenticati dai media e dall’opinione pubblica.
È una situazione irrealistica, paradossale, che non dà conto della complessità culturale da sempre caratterizzante il nostro paese, che cancella la multidimensionalità delle prospettive politiche, che banalizza il dibattito, lo mortifica, lo relega a referendum quotidiano...referendum che, come tale, coinvolge tutti nella sua deriva democratica, dal ministro al barbiere sotto casa, dal salotto di vespa al bar all’angolo, dall’editoriale di repubblica ai blog della rete...
Abbiamo sacrificato una storia millenaria in nome della governabilità, della semplificazione dello scontro, della comprensione delle masse...e va bene, ognuno la pensi come vuole, ma l’intento è nobile, circostanziato, coerente col contesto europeo nel quale, ancora a stento, proviamo a calarci...non condivido, sono un proporzionalista convinto, ma accetto la sfida, capisco le esigenze della classe al potere, frustrata e con le mani legate...
Accetto la sfida...ma come posso accettare la democrazia dei Mastella, dei Dini, dei Turigliatto...ottica bipolare, così la chiamano, eppure a riecheggiare per Palazzo Madama non solo le sigle dei partiti, tanto meno delle coalizioni...nomi e cognomi, invece; rigurgiti della prima repubblica, ombre di un passato mai dimenticato, personaggi ancora arbitri spietati del destino di una nazione, di un paese in crisi economica e morale, piegato in nome dei giochi di palazzo, di alleanze future, torti passati e sgarbi del presente...
Il dogma dicotomico ha portato a questo...a creare un’alleanza “cottolenghiana” eretta sull’altare dell’unico ideale unificante: l’antiberlusconismo...o meglio, il “non-berlusconismo”, perchè il centrosinistra ha accolto uomini che con berlusconi, in passato, hanno lautamente banchettato...e probabilmente si ripromettono di farlo anche nel futuro più prossimo.
Il problema non è la “porcata” di legge elettorale confezionata da Calderoli...è un costume, tutto italiano, che guarda al numero e mai alla qualità...che lega la tenuta dei governi alla conta in aula...che equilibra gli esecutivi sulla base della distribuzione di scranni e cariche...per cui il potere dipende e al tempo stesso determina la schiavitù clientelare dell’elettorato. Mastella è uscito dal centrosinistra da poche ore, e già Berlusconi parla di una sua partecipazione al partito delle libertà.... Follini, eletto nel centrodestra, fa oggi parte del direttivo del partito democratico...Veltroni sostiene che il suo partito guarda sia a destra che a sinistra...e così via, avanti il prossimo, questo è il paese in cui si può tutto...benvenuti nel libertinismo, ops, volevo dire liberismo...
Povertà e ignoranza. Questa è la chiave di volta. In un paese responsabile e virtuoso le leggi assecondano le consuetudini civili, non vengono usate per tenere al guinzaglio una società imprigionata dai suoi stessi vizi, dalle sue bassezze, dal suo egoismo viscerale...il malcostume non si risolve a colpi di riforme elettorali, non basta il maggioritario a frenare gli istinti più bassi...dovrebbero essere gli stessi elettori a sanzionare quelle forze che si dimostrano inadatte a guidare il paese, trasformiste, colluse...
La povertà è una brutta bestia...ti costringe a sacrificare la tua coscienza nell’urna...ad abbandonare valori e ideali di una vita...ti trasforma in un moderno “faust” che vende la sua anima in cambio di un co.co.co.di sei mesi per tuo figlio...questo è il prezzo del tuo voto...
Ma questa è anche e soprattutto la società che non legge più i giornali, che non si informa, che converte la disillusione in ignoranza, il pragmatismo in abiura del buonsenso, la critica in qualunquismo...pretendiamo i servizi, ma non le tasse...vogliamo la guerra, ma non per i nostri cari...odiamo gli extracomunitari, ma in azienda guai se non ci fossero dipendenti sottopagati...inorridiamo per la corruzione dei potenti, ma continuiamo a votare il ras democristiano che siede in parlamento da trent’anni, magari pluricondannato per associazione mafiosa...

Credo sia la fine di una stagione...una lunga stagione in cui, in tanti, abbiamo pensato che la sinistra potesse davvero governare il paese...potesse migliorare le condizioni di vita dei più deboli, portare le idee al potere, premiare i meritevoli, punire i corrotti e gli affaristi senza scrupoli.
È finita una lunga stagione, in cui, in troppi, ci siamo illusi che la società avesse smarrito la sua anima democristiana, la sua essenza fascista, il suo spitiro reazionario...che volesse davvero un governo di sinistra...

lunes, enero 21, 2008

In nome del papa re...


L’anticristo è tra noi...si muove in Italia...striscia tra le rovine dell’antica Roma...si insinua tra i collettivi studenteschi della Sapienza...
Al vescovo di roma (per chi non lo sapesse è il papa) viene impedito di parlare nella sua diocesi da un gruppo di irriducibili bolscevichi che ha addirittura, udite udite, deciso di occupare il rettorato pur di contrastare la soave discesa tra le masse dell’ultimo successore di san pietro.
Tanto grave è risultato il gesto di questi giovani “liberticidi” che 200.000 persone hanno sentito, domenica, l’esigenza di andare a testimoniare piena solidarietà a ratzinger...compresi, chiaramente, politici di ogni schieramento e ideologia, cattolici e ex-comunisti, sposati, divorziati e risposati, incensurati, indagati e condannati...
C’è una singolare tenzone in corso...tutti fanno a gara a chi è più democratico, più laico, più liberale...e i media (almeno la maggiorparte) svolgono con solerzia il loro compitino giornaliero: danno voce a chiunque lo pretenda, non commentano, non chiariscono, non approfondiscono...regolano all’opinione pubblica il solito pacchetto informativo monodose, fatto di titoloni roboanti e analisi superficiali.
Il papa aveva il diritto di parlare alla Sapienza...probabilmente si, anzi, senza alcun dubbio...ma possibile che qualsiasi riflessione sull’argomento debba esaurirsi con questa considerazione, senza valutare gli eventi che lo hanno preceduto, il contesto, il dibattito in corso in italia, i numeri del dissenso.
I numeri, già...io partirei proprio dall’analisi dei numeri: alla Sapienza si sono opposti alla visita del papa “ben” il 2,8% dei professori e lo 0,2% degli studenti...67 professori e 300 studenti, in un’università dove gli iscritti sono circa 140.000.
Prima considerazione: il clima insostenibile di intolleranza e dissenso di cui parla la CEI non sembra (ahimè) così tanto diffuso all’università. Secondo rilievo: vogliono davvero farci credere che 300 studenti disarmati chiusi in una stanza impediscono al papa di parlare e creano le condizioni per cui venga meno la sicurezza della sua persona??? Il G8 a genova si è svolto tra cariche, incendi, devastazioni e morti, eppure nessuno si è sognato di interromperlo, anzi...
Il contesto, poi: come suggerisce giustamente Diamanti su Repubblica, l’università è un ambiente dove è «normale che vengano espresse distinzioni, differenze; talora "eresie" culturali”»...dove è normale che chi sale su un palco ed espone una tesi si presti al fuoco incrociato della critica, dei dissidenti, dei detrattori da una vita...di quelli che, molto più semplicemente, la pensano in maniera diversa e hanno una gran voglia di dirlo, di manifestarlo, forse persino di urlarlo. Gli intellettuali come i politici, i premi nobel come i giornalisti, i laici come i cattolici...o forse no???
Forse dalle parti di sanpietro non sono ancora pronti a ricevere fischi, ad affrontare piccole schiere di contestatori, a veder palesato il dissenso in diretta...troppo facile prendere applausi per secoli, troppo facile confrontarsi con la realtà a colpi di benedizioni, scomuniche e baciamano...la platea selezionata ogni domenica non è un banco di prova credibile, soprattutto non è lo specchio fedele di una società sempre meno cattolica, sempre meno ortodossa, sempre meno religiosa forse...
L’attualità, inutile negarlo, vive in maniera drammatica uno scontro ideologico tra religione e secolarizzazione...la società viaggia ad una certa velocità, scienza ed etica si ritagliano nuovi spazi di legittimazione civile, la chiesa continua a mantenersi arroccata nelle sue posizioni millenarie, cerca ogni giorno con più forza di fermare il tempo, talvolta addirittura di riportare indietro le lancette dell’orologio...
Come valutare, altrimenti, l’elezione al soglio pontificio del reazionario ratzinger; come interpretare le valutazioni del “pastore tedesco” sul “legittimo” processo a galilei; come accettare, infine, gli ultimi colpi di coda, appoggiati dalla solita irresponsabile politica dell’ultimo minuto, relativi all’abrogazione della legge sull’aborto.
Una società, la nostra, che non può più considerarsi cattolica, per i numeri e per il comportamento quotidiano degli stessi cattolici, ormai lontanissimi dal costume del buon cristiano...eppure, questa stessa società, appare ancora oggi ostaggio di una enclave in grado di condizionare un’intera classe politica, capace di arginare il processo civile, sociale e scientifico...no alle unioni di fatto, no alla ricerca sulle staminali, no alla fecondazione assistita, no al codice da vinci e ad harry potter (entrambi di dubbio gusto, secondo me, ma perchè schierarsi contro???).

« Una democrazia che, come in troppe, altre, precedenti occasioni, si piega di fronte a pressioni minime. E non sopporta il minimo dissenso. E' una democrazia minima». Ilvo Diamanti

miércoles, enero 16, 2008

Tra rifiuti e rifiutati...


Guardare Napoli, in questi giorni, significa osservare la sfera di cristallo. Si vede, abbastanza chiaramente, il futuro che attende la maggiorparte delle città italiane. Non è pessimismo, né catastrofismo…è la pura realtà dei fatti, l’ineluttabile conseguenza a cui la nostra società deve prepararsi se non prenderà urgenti provvedimenti.
È una questione politica, sociale, economica…forse è soprattutto una questione culturale…ma dove c’è povertà nessuno ha tempo da dedicare alla cultura, alla morale, a ciò che in fondo tutti sappiamo giusto, ma estremamente faticoso da realizzarsi. E allora neanche ci si prova, si lascia perdere…tanto sono altri i veri problemi della società…il lavoro, le tasse, le pensioni…che comunque non vengono risolti, o almeno mi sembra…e a Napoli succede quello che è successo.
Le soluzioni “tappabuchi” continuano ad essere le più sponsorizzate…quelle che raccolgono il maggior numero di adesioni, politiche e civili…poco importa se le vie indicate dagli esperti sono altre…noi non vogliamo risolvere i problemi, ci accontentiamo di rimedi temporanei, che facciano tacere la popolazione, salvino la faccia dei politici e mantengano lo status quo economico…senza drastici cambi di rotta, senza processi, senza schiacciare i piedi a nessuno…
Siamo tutti d’accordo con l’idea di fare nuove discariche, ma guarda un po’ nessuno le vuole a casa propria…magari perché nelle aree limitrofe si muore come mosche per malattie respiratorie e tumori…forse si…
Siamo tutti d’accordo con l’idea di costruire nuovi termo-valorizzatori, che tra l’altro tutta Europa chiama inceneritori, ma a noi piace dare nuovi nomi alle cose (da falso in bilancio a finanza creativa, tanto per fare un esempio)…ma in Umbria ne hanno appena chiuso uno perché produceva diossina…e allora forse non va poi così tanto bene costruircelo vicino a casa…però non possiamo farne a meno... fatelo magari in quell’altra provincia, l’importante è che ci sia, sennò poi i rifiuti me li ritrovo davanti a casa.
Tutto questo mi ricorda i mesi precedenti la guerra in Iraq… “siete d’accordo con la guerra?” e tutti in coro “si!!!”, “siete d’accordo che vostro figlio parta in Iraq?” e tutti in coro “no!!!”….Basta decidersi, mi verrebbe da dire.
Alcuni dati sui cosiddetti termovalorizzatori (io continuo a chiamarli inceneritori, come la normativa italiana ed europea tra l’altro):

  • 1 tonnellata di rifiuti bruciati dall’inceneritore produce 1 tonnellata di fumi; da 280 a 300 kg di ceneri solide; 30 kg di ceneri volanti; 650 kg di acqua sporca da depurare e 25 kg di gesso, ovvero un dato superiore a quello di partenza.
  • Il raggio di ricaduta di un inceneritore è stimato in circa 30 km!!!!
  • 300 kg di ceneri sono rifiuti speciali e come tali vanno trattati in apposite e specifiche discariche, ovvero occorre chiarire definitivamente che con gli inceneritori le discariche continuano ad essere necessarie.
  • L’inceneritore produce diossina, polveri e micropolveri, che i più recenti studi scientifici hanno identificato in maniera ineluttabile come causa certa di malattia.

E poi, in questo paese dove ormai tutto va al contrario, con chi ce la prendiamo, di chi è la colpa se la Campania è un immondezzaio a cielo aperto? Con i Verdi, e con chi sennò? È colpa loro, dei loro veti, della loro politica del “no” se adesso la situazione è questa…già…è colpa dei Verdi se in Campania l’azienda che si occupa dei rifiuti non è in grado di trasformarli per essere inceneriti…o forse pensate che la busta di nylon che depositate davanti a casa finisca dritta nel fuoco…non è così, va trattata chimicamente, trasformata e solo dopo incenerita…quando queste operazioni non vengono svolte, i rifiuti diventano “ecoballe” e devono essere sepolti in discarica…ma le discariche sono piene e, chiaramente, anche questa è colpa dei Verdi…è colpa dei Verdi se nei siti identificati le popolazioni si oppongono alla costruzioni di nuove discariche…ed è pure colpa dei Verdi se in Campania, da anni, la gestione dei rifiuti è un affare con cui si arricchiscono politici, proprietari terrieri, aziende private e camorristi.
Si, è colpa dei Verdi…che da subito si sono opposti all’attuale piano di gestione dei rifiuti elaborato dal Commissario Straordinario Bassolino…che da anni ricordano a tutti come discariche e inceneritori siano soluzioni temporanee e nocive per le popolazioni…che da sempre sostengono la necessità di attivare in Italia un serio e coerente piano di riciclaggio e riutilizzo dei rifiuti.

Assisto con orrore alle proteste inscenate a Cagliari contro l'arrivo dei rifiuti campani...giovani prezzolati che mettono a ferro e fuoco una città per un quantitativo di rifiuti corrispondente a due giorni di raccolta nel capoluogo sardo...per rifiuti che arrivano dall'odiata napoli (per ragioni calcistiche, sia chiaro)...a Cagliari nessuno si preoccupa dell'esigenza del riciclo, della possibilità che venga costruito un nuovo inceneritore a Ottana, della situazione drammatica che vivono intere popolazioni, sicuramente non per colpa loro...vengono definiti sporchi e malavitosi se non peggio, ma la verità è che loro, come tutti, la mattina si svegliano e depositano il loro sacchetto davanti a casa, senza preoccuparsi di dove finirà, chi se ne occuperà, in cosa verrà trasformato...funzionava tutto bene, occorreva solo spegnere il cervello e non pensare, come ancora facciamo noi...è bastato che per due giorni di fila non sia passato il camion della raccolta per creare questo corto circuito dalle conseguenze apocalittiche...e nessuno ancora si rende conto di quanto tutti, oggi, ci troviamo davvero a due passi da Napoli.

Lavoisier, con la legge della conservazione della massa, ci ha insegnato che, “in natura nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”...bene, adesso sta a noi decidere in cosa vogliamo che si trasformino i nostri rifiuti...materiale riutilizzabile o veleno? nuova ricchezza o malattie? Futuro possibile o fine certa? A noi la scelta...

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