Missione di pace...

La foto sopra, che credo molti abbiano riconosciuto, ritrae il covo del terrorista Al Zarqawi, rasa al suolo dopo l'attacco delle forze americane.
Sono tantissime le cose che ci sarebbero da dire a proposito, i pensieri fluiscono come un fiume in piena, ergo cercherò di fare un pò d'ordine nella mia testa, soprattutto di esporre le mie tesi con pacatezza, operazione intellettuale particolarmente difficile, ahimè...
Il primissimo concetto che mi viene in mente riguarda il senso delle definizioni. Oggigiorno politici, giornalisti, presentatori, così come i semplici avventori di un bar, sono soliti avventurarsi in disamine complesse riguardanti l'attualità, spesso senza tenere minimamente conto della realtà dei fatti, ma semplicemente "imboccati" da una sorta di "passaparola" mass-mediatico". La situazione in Iraq, anche e soprattutto alla luce delle decisioni prese dal Governo Prodi, è di nuovo al centro di un feroce dibattito, politico e al tempo stesso sociale (la morte dei nostri connazionali incide in maniera rilevante, ma penso che un blog non sia il posto giusto per prendere una posizione circa la scomparsa di un privato cittadino, reso tristemente famoso suo malgrado, dunque eviterò accuratamente l'argomento).
La partecipazione dell'esercito italiano all'intervento in Iraq ha permesso al paese di arricchire il dizionario nazional-popolare con un nuovo termine: Missione di Pace.
Il concetto, in sè, appare abbastanza lineare, semplice e chiaro nella sua interpretazione. L'applicazione attuale, tuttavia, lascia quantomeno sconcertati. Premetto, non sono un semiologo, non conosco minimamente la materia, anzi inviduo tutti quelli che, da Umberto Eco in giù, la padroneggiano; tuttavia, quando si fa riferimento a tale dinamica, le immagini che si materializzano nella mia mente riguardano la distribuzione di viveri e medicinali, la costruzione di case, scuole ed ospedali, l'opera di diplomatici stranieri....insomma, figure di questo tipo.
E invece no!!! Mi sbaglio, devo fare professione d'ignoranza, non conosco il significato di questo bellissimo termine. Ho guardato i telegiornali, ho letto i quotidiani, ho ascoltato politici di destra e sinistra (oltre a qualche discorso nel bar sotto casa...): ebbene, una missione di pace è un'intervento armato, compiuto da un esercito che occupa un territorio straniero, impone con la forza delle armi un cambio di regime politico e addestra l'inesperta polizia locale secondo modelli eteroctoni.
Le forme specifiche con cui tale missione di pace si palesa sono tra le più svariate, tutte assolutamente degne di nota: lanciare un missile "intelligente" contro un mercato nell'ora di punta; fare stragi di civili nelle province che, inspiegabilmente, non accettano l'occupazione straniera; incitare un proprio commilitone a centrare in testa un ribelle che si trova a 100 metri di distanza (questi sono i nostri ragazzi!!!); allestire un carcere di massima sicurezza (Abu Grahib) in cui poter perpetuare le peggiori torture che l'umanità ricordi (roba da far impallidire Goebbels e Mengele).
A questo punto, credo sia assolutamente necessario che gli storici affrontino un percorso di serio revisionismo, volto a riabilitare i gerarchi nazisti e la loro politica militare. Invadere la Polonia, la Cecoslovacchia, l'Olanda, la Russia, la Francia e l'Italia è stata anch'essa una missione di pace: quel lungimirante di Hitler aveva capito da tempo che i popoli di tutta Europa agognavano la liberazione da quei regimi illiberali, talvolta monarchici, talvolta democratici. Episodi come le Fosse Ardeatine devono essere considerati spiacevoli inconvenienti, necessari per il processo di diffusione del modello socialdemocratico tedesco (il migliore, così come la democrazia a stelle e strisce oggi). I Partigiani, poi, quei cocciutissimi Partigiani, così stupidamente attaccati alla loro patria, impegnati in un confronto impari con i liberatori tedeschi che, loro malgrado, quanti ne hanno dovuto fucilare in quegli anni...!!!
Torniamo seri per un momento. Il mondo, oggi, plaude alla barbara uccisione di Al Zarqawi. Un missile, lanciato da qualche chilometro di distanza, ha reso polvere e macerie la sua abitazione. Quasi nessuno si chiede se dentro quella casa, o in quelle vicine, ci fosse qualcuno in quel momento. I pochi che se lo sono domandati hanno scoperto che, insieme al terrorista, si trovava un bambino di 18 mesi, oltre a mogli e parenti.
E' dunque questa una missione di pace; azzerare tutto quell'universo etico così duramente costruito dopo le catastrofi provocate dal secondo conflitto mondiale. Il rispetto della vita umana, il rifiuto dello scontro bellico come forma di risoluzione dei conflitti, la condanna dei rei affidata al potere giuridico e non alla furia cieca delle armi.
Cosa rimane oggi di tutte queste conquiste, se non una solenne abiura fatta in nome del "Dio Petrolio", l'ennesimo sissignore con cui il nostro paese risponde alle richieste dello "Zio Sam", la superpotenza costruita a colpi di cannone, sedie elettriche e lattine di coca cola.
Era un terrorista, dicono, non si poteva fare altrimenti, oggi il mondo senza di lui è un posto più sicuro....probabilemte è vero, ma mi chiedo cosa sarebbe cambiato se oggi Al Zarqawi fosse in prigione, e se al posto della sua faccia sanguinante le televisioni avessero ripreso un uomo in manette, pronto a sottoporsi a regolare processo.
Mi chiedo, al tempo stesso, perchè la polizia italiana abbia faticato così tanto per catturare Riina e Provenzano. I capi della Cupola, i baroni del terrore organizzato siciliano, gli organizzatori delle stragi più efferate, i diretti responsabili delle morti di Falcone, Borsellino e del Generale Dalla Chiesa. Sotto il loro diumvirato i Corleonesi hanno eliminato un numero a tutt'oggi incalcolabile di persone, sciolto bambini nell'acido, corrotto politici, manovrato illegalmente appalti, costruito fatiscenti opere pubbliche, orchestrato il racket della droga, finanziato la criminalità organizzata di mezzo mondo.
Al Zarqawi, a confronto, sembra quasi un chierichetto....eppure nessuno si è mai sognato di tirare una bomba su Corleone, o di radere al suolo una zona residenziale palermitana. Dopo due o tre tentativi li avrebbero sicuramente presi, poi certo, ci sarebbe passato di mezzo qualche innocente, ma in fondo sono sacrifici che i governi devono essere in grado di fare, in nome dell' Enduring Freedom (così la chiama quel burattino senza spina dorsale che risponde al nome di G. W. Bush).
Rispettoso dell'intelligenza di tutti quelli che leggeranno l'articolo, preferisco lasciare in sospeso i tanti quesiti emersi.
Un ultimo spunto, per concludere.
Le parole hanno un potere terribile, devastante; la comunicazione di massa sfrutta quotidianamente questo potere, scegliendo le terminologie più adatte a tradurre determinati messaggi. Non conta quello che succede, la realtà risiede in quello che ci raccontano.
Questo articolo parla di guerra, eppure, rileggetelo, questo termine non compare mai. La parola pace, invece, è addirittura abusata.
Questo è il potere delle parole...


1 Comments:
grazie mille, da oggi seguirò anch'io il tuo....ti linko tra i miei preferiti...spero di rileggerti presto
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