Povera Italia..meritavi di più...

In momenti come questo il desiderio di produrre verità è molto forte...una sorta di brama di gridare al mondo come è andata, cosa è davvero successo, chi ha torto e chi ha ragione...
Ma non credo abbia molto senso...per la prossimità temporale dell’evento...per l’economia di un dibattito che, ad ogni modo, ci coinvolge tutti, volenti e nolenti...per onestà intellettuale, infine, perchè non posso illudermi di avere le idee chiare, di conoscere ricette salva-paese, di essere in grado di separare in maniera netta bene e male...
Meglio abbandonarsi a qualche riflessione sull’accaduto...come delle note a margine di un romanzo che non si è finito di leggere...di cui si aspetta il finale, ma senza troppa trepidazione, quasi per necessità di appagamento...voltare pagina, forse addirittura cambiare libro, autore...forse cambiare un’intera stagione.
Contraddizioni. Viviamo nell’epoca delle dicotomie, delle contrapposizioni radicali, degli schieramenti sempre in trincea...Destra e sinistra, post-comunisti e post-fascisti, cattolici e laici, anti-berlusconiani e anti-comunisti, maggioritaristi e proporzionalisti, filo-americani e anti-americani...
Non esistono più vie di mezzo...i cleavages culturali sono così netti da non ammettere posizioni mediane...scegliete, scegliete tutti e in fretta, se volete avere un nome, se volete avere una posizione, se volete esistere, se non volete essere messi da parte, dimenticati dai media e dall’opinione pubblica.
È una situazione irrealistica, paradossale, che non dà conto della complessità culturale da sempre caratterizzante il nostro paese, che cancella la multidimensionalità delle prospettive politiche, che banalizza il dibattito, lo mortifica, lo relega a referendum quotidiano...referendum che, come tale, coinvolge tutti nella sua deriva democratica, dal ministro al barbiere sotto casa, dal salotto di vespa al bar all’angolo, dall’editoriale di repubblica ai blog della rete...
Abbiamo sacrificato una storia millenaria in nome della governabilità, della semplificazione dello scontro, della comprensione delle masse...e va bene, ognuno la pensi come vuole, ma l’intento è nobile, circostanziato, coerente col contesto europeo nel quale, ancora a stento, proviamo a calarci...non condivido, sono un proporzionalista convinto, ma accetto la sfida, capisco le esigenze della classe al potere, frustrata e con le mani legate...
Accetto la sfida...ma come posso accettare la democrazia dei Mastella, dei Dini, dei Turigliatto...ottica bipolare, così la chiamano, eppure a riecheggiare per Palazzo Madama non solo le sigle dei partiti, tanto meno delle coalizioni...nomi e cognomi, invece; rigurgiti della prima repubblica, ombre di un passato mai dimenticato, personaggi ancora arbitri spietati del destino di una nazione, di un paese in crisi economica e morale, piegato in nome dei giochi di palazzo, di alleanze future, torti passati e sgarbi del presente...
Il dogma dicotomico ha portato a questo...a creare un’alleanza “cottolenghiana” eretta sull’altare dell’unico ideale unificante: l’antiberlusconismo...o meglio, il “non-berlusconismo”, perchè il centrosinistra ha accolto uomini che con berlusconi, in passato, hanno lautamente banchettato...e probabilmente si ripromettono di farlo anche nel futuro più prossimo.
Il problema non è la “porcata” di legge elettorale confezionata da Calderoli...è un costume, tutto italiano, che guarda al numero e mai alla qualità...che lega la tenuta dei governi alla conta in aula...che equilibra gli esecutivi sulla base della distribuzione di scranni e cariche...per cui il potere dipende e al tempo stesso determina la schiavitù clientelare dell’elettorato. Mastella è uscito dal centrosinistra da poche ore, e già Berlusconi parla di una sua partecipazione al partito delle libertà.... Follini, eletto nel centrodestra, fa oggi parte del direttivo del partito democratico...Veltroni sostiene che il suo partito guarda sia a destra che a sinistra...e così via, avanti il prossimo, questo è il paese in cui si può tutto...benvenuti nel libertinismo, ops, volevo dire liberismo...
Povertà e ignoranza. Questa è la chiave di volta. In un paese responsabile e virtuoso le leggi assecondano le consuetudini civili, non vengono usate per tenere al guinzaglio una società imprigionata dai suoi stessi vizi, dalle sue bassezze, dal suo egoismo viscerale...il malcostume non si risolve a colpi di riforme elettorali, non basta il maggioritario a frenare gli istinti più bassi...dovrebbero essere gli stessi elettori a sanzionare quelle forze che si dimostrano inadatte a guidare il paese, trasformiste, colluse...
La povertà è una brutta bestia...ti costringe a sacrificare la tua coscienza nell’urna...ad abbandonare valori e ideali di una vita...ti trasforma in un moderno “faust” che vende la sua anima in cambio di un co.co.co.di sei mesi per tuo figlio...questo è il prezzo del tuo voto...
Ma questa è anche e soprattutto la società che non legge più i giornali, che non si informa, che converte la disillusione in ignoranza, il pragmatismo in abiura del buonsenso, la critica in qualunquismo...pretendiamo i servizi, ma non le tasse...vogliamo la guerra, ma non per i nostri cari...odiamo gli extracomunitari, ma in azienda guai se non ci fossero dipendenti sottopagati...inorridiamo per la corruzione dei potenti, ma continuiamo a votare il ras democristiano che siede in parlamento da trent’anni, magari pluricondannato per associazione mafiosa...
Credo sia la fine di una stagione...una lunga stagione in cui, in tanti, abbiamo pensato che la sinistra potesse davvero governare il paese...potesse migliorare le condizioni di vita dei più deboli, portare le idee al potere, premiare i meritevoli, punire i corrotti e gli affaristi senza scrupoli.
È finita una lunga stagione, in cui, in troppi, ci siamo illusi che la società avesse smarrito la sua anima democristiana, la sua essenza fascista, il suo spitiro reazionario...che volesse davvero un governo di sinistra...
































